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SANT'ANDREA DI CONZA
Sant'Andrea Di Conza 7 Novembre 2018.
 

Caso eolico selvaggio a Conza presto sul tavolo di De Luca.

Andrea Ricciardiello

Dopo la pubblicazione fatta qualche giorno fa su questo sito della mia lettera aperta riguardante il caso Aias, indirizzata a Vincenzo De Luca, fui immediatamente contattato dal sindaco di Sant’Andrea di Conza, l’avvocato Gerardo D’Angola che, telefonicamente, esprimeva tutta la sua vicinanza e la sua solidarietà non solo al sottoscritto e alla mia famiglia, ma a tutti i dipendenti e soprattutto ai disabili dei centri Aias di Calitri e Nusco, che stanno vivendo in questo momento dei brutti momenti. Inoltre mi comunicava che a presto avrebbe incontrato, in Regione, De Luca per discutere del caso Aias, e soprattutto del caso dell’eolico a Conza. In questo articolo, mi soffermerò sul secondo caso e di come è possibile difendersi attraverso le leggi e le normative vigenti. Qualche giorno fa, girando per le vie di Barcellona, in Spagna, mi sono ritrovato a dovere usare, per girare la città, gli efficientissimi mezzi pubblici, nei quali, non ho potuto non notare che su dei display era indicata la percentuale d’inquinanti che ogni mezzo pubblico emetteva nell’aria, e che con stupore accertai che nella maggiore parte dei casi era pari allo zero! Così come indicavano le centraline all’interno della città, e questo, perché Barcellona e l’intera regione della Catalogna da anni perseguono una politica sul territorio ecosostenibile utilizzando risorse energetiche alternative al petrolio, all’eolico e al fotovoltaico. In quello stesso istante, i miei pensieri mi spinsero a migliaia di chilometri di distanza, a Conza, dove alcune associazioni ambientaliste, e centinaia di cittadini a breve avrebbero manifestato contro la costruzione di un mostruoso impianto eolico, costituito da dieci pale alte più di cento metri nei pressi del lago di Conza e l’annessa oasi naturalistica, e di fronte al parco archeologico di Compsa, ma soprattutto ai margini di un territorio in cui il patrimonio culturale e ambientale è unico al mondo. Allora mi sono chiesto perché noi Italiani e ancora di più gli Irpini, siamo ancora qui a dovere combattere, costretti a mobilitarci per l’ennesima volta, contro questi scempi, in una zona, che secondo la legge e secondo quelle che sono le regole dello sviluppo sostenibile non dovrebbero esistere. Lo sviluppo sostenibile, come molti dovrebbero conoscere, è costituito da regole accettate da centinaia di paesi in tutto il mondo e sostiene che in un territorio, qualunque cosa si operi, si deve farlo tenendo conto di chi, dopo di noi, dovrà poter percepire le stesse emozioni o le stesse sensazioni che noi in questo momento stiamo godendo, attraverso i sensi, nell’usufruire delle bellezze che il territorio e il patrimonio culturale e ambientale ci donano in ogni momento. Fare arrivare ai posteri, quindi, un territorio ecosostenibile, incontaminato. Quindi, lo sviluppo sostenibile si basa sui tre principi fondamentali: dell’integrità dell’ecosistema, dell’efficienza economica e dell’equità sociale. Allora questi mostri cosa ci fanno in quest’area, potevano essere sostituiti, come fatto in Catalogna, da altre forme energetiche alternative? Chi ha permesso tutto ciò era a conoscenza, inoltre, del nostro patrimonio alienabile? Se sì perché siamo ancora in queste condizioni? Vuol dire che ci sono interessi che noi non conosciamo, altrimenti perché continuare su questa linea in un territorio che sta cercando di sopravvivere, di esistere, ma soprattutto di resistere a una lenta agonia?

L’Alta Valle dell’Ofanto è una delle zone con la più alta percentuale di beni culturali e paesaggistici concentrati in un’area così ristretta: mulini, gualchiere, castelli, chiese, monasteri, conventi, abbazie, aree e parchi archeologici e oasi naturalistiche, siti e resti d’insediamenti preistorici, dell’Età del Ferro e Arcaica, aree archeologiche che testimoniano la presenza d’innumerevoli fattorie e ville romane. Quindi un patrimonio culturale unico nel suo genere, e che non meritava, in base alle leggi, lo scempio che da anni esso sta subendo. Infatti, l’art. 2, delle Disposizioni del codice del 2004, stabilisce, infatti, che i beni paesaggistici costituiscono, insieme con i beni culturali, il patrimonio culturale e, al successivo terzo comma, prevede che sono beni paesaggistici " gli immobili e le aree indicati all’art. 134, espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio, il paesaggio, quindi è a tutti gli effetti, un bene del patrimonio culturale.

L’Art. 134 introduce una lista di beni paesaggistici per i quali interviene la dichiarazione di notevole interesse pubblico, fra i quali:

a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale, singolarità geologica o memoria storica, ivi compresi gli alberi monumentali;

b) le ville, i giardini e i parchi, non tutelati dalle disposizioni della parte seconda del Codice, che si distinguono per la loro non comune bellezza;

c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri e i nuclei storici,

d) le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di queste bellezze.

L’Art. 142 individua le aree d’interesse paesaggistico, e quindi tutelate per legge, quali:

I territori costieri, quelli contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi, i corsi d’acqua, le montagne, i parchi e le riserve nazionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi, i territori coperti da foreste e da boschi, e le zone di interesse archeologico.

Tutte queste bellezze, essendo ben presenti nel territorio preso in esame, sono tutelate per legge, e quindi chi ne altera, non solo distruggendo in senso fisico delle componenti strutturali, naturali, storici del paesaggio, ma anche attraverso un’alterazione che ne comporti il deturpamento. In particolare l’alterazione ricorre quando il godimento estetico del bene viene a essere limitato; ad esempio anche per il solo fatto dell’alterazione dell’equilibrio fra la natura e l’area edificata (l’Oasi di Conza), o come il vincolo panoramico in cui si prevede di non effettuare lavori o introdurre modificazioni che rechino pregiudizio al loro aspetto esteriore, o che i possa limitare la visione di un bene attraverso l’inserimento di cose tra il punto panoramico e il bene da godere (le pale che vediamo sulle cime delle colline ostacolano proprio questo diritto ), ma soprattutto limitano i vantaggi economici che gli attori presenti nel territorio perdono.

Oggi l’art. 167 del Codice dei Beni Culturali e paesaggistici, rileva che chiunque, danneggi, alteri, o ne privi la sua visione, viene punito con un anno di carcere e al pagamento a proprie spese del danno arrecato, che nella maggior parte è inestimabile. Infatti, i parchi eolici già presenti nel nostro territorio e quello che dovrebbe sorgere nei pressi del lago, non solo non facilitano l’accesso alle bellezze naturali, ma ne ostacolano il godimento visivo da parte del pubblico, e che quindi rischiano una volta montati di essere, per legge, smontati con lo scopo appunto di migliorare la visuale dei beni culturali e ambientali, come è ben evidenziato nell’altra arma a cui potere accedere per la difesa del territorio, che è il vincolo dell’Art. 45 del Codice, che viene definito vincolo indiretto, o come preferiscono chiamarlo vincolo di completamento perché completa la visione, la fruizione e la tutela dell’immobile, che in questo caso comprendono tutto il paesaggio dell’Alta valle dell’Ofanto. Infatti, sono molti i casi in cui le Sovrintendenze dopo le denunce, effettuate da alcune amministrazioni, associazioni o semplici cittadini, sono state costrette a fare smontare numerose antenne, pale eoliche o parchi fotovoltaici, arma che per fortuna non va in prescrizione.

Inoltre, la cosa più grave e che nessuno sa, purtroppo, che a pagarne le spese, in caso in cui, in un contenzioso, la sentenza dovesse dar torto a chi si appresta a montare o ha già installato delle pale eoliche, non sarà responsabile solo la ditta appaltatrice, ma gli ignari proprietari dei terreni, che autorizzando a terzi l’uso del terreno e com’è successo in passato, saranno complici e dovranno In questo caso risarcire il danno arrecato. Infatti, l’Art 172 punisce chi non osserva le prescrizioni della tutela indiretta e In queste situazioni, il Ministero ordina al responsabile l’esecuzione a sue spese delle opere necessarie alla reintegrazione.

Quindi, consiglio vivamente ai proprietari di terreni, di non affittarli, ma di venderli, onde evitare contenziosi contro il Ministero.

Finendo, dico che il Codice del 2004, ben definisce quelle che sono le armi con cui lo Stato, tutela, valorizza il nostro Patrimonio Culturale e Ambientale, ma che qui da noi, mi dispiace dirlo, in alcuni casi è stato disatteso, per scarsa volontà di qualcuno, che non sta a me identificare, ma che poteva in certo qual modo evitare questo illegittimo abuso.

Spero, attraverso questo mio lavoro, di aver dato un piccolo contributo a questa causa e a chi, e sicuramente siamo in tantissimi, sta lottando affinché gli interessi di pochi si tramutino in quelli di tanti.

Termino informandovi, come ho precedentemente accennato, che il 7 novembre il sindaco di Sant’Andrea di Conza, l’avvocato Gerardo d’Angola, è atteso dal dottor De Luca, proprio per cercare di trovare una soluzione pacifica a questo problema, e a quello inerente al triste caso Aias dei centri di Avellino, Calitri e Nusco, ai quali convintamente si sente in obbligo di esprimere tutta la sua ammirazione, non solo verso i dipendenti che da mesi si curano dei disabili senza stipendio, ma soprattutto ai disabili, che in modo dignitoso attendono gli eventi.

 
   
     
     
     
     
     
     
     
   

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