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Categoria: Categoria 1
Date: 21 ott 2008
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La componente organica dei rifiuti urbani rappresenta la frazione omogenea prevalente in peso, nonché la più problematica da gestire con i sistemi tradizionali di smaltimento, per gli impatti ambientali che genera. Gli impianti di trattamento biologico in genere consentono di trattare la componente organica dei rifiuti al fine di riciclarla sotto forma di fertilizzanti organici oppure di stabilizzarla al fine di ridurre gli impatti ambientali che si possono originare dal suo smaltimento definitivo in discarica. Si delineano quindi due linee operative strategiche complementari che originano due distinti flussi di materiale organico: compostaggio di frazioni organiche “di qualità” e biomasse separate a monte tramite raccolta differenziata, o rifiuti organici originati da specifiche attività produttive o di recupero che consentono di ottenere un flusso omogeneo e ben caratterizzabile analiticamente e merceologicamente; trattamento biologico di rifiuti indifferenziati con contenuto variabile di sostanze organiche, o frazioni organiche non di qualità derivanti dal trattamento meccanico di rifiuti indifferenziati (vagliatura) o di frazioni organiche selezionate ma con carico di elementi pericolosi relativamente elevato (es. alcuni fanghi di depurazione civile). Rammentiamo che nella gestione integrata dei rifiuti urbani occorre dare priorità all’avvio e consolidamento della raccolta differenziata, al fine di intercettare in purezza ed alla fonte la maggior quantità possibile di frazione organica presente. Occorre però tenere presente che la raccolta dell’organico non può raggiungere un’efficienza prossima all’unità, e ciò significa che una parte dell’organico non viene intercettato e separato, rimanendo quindi all’interno dei rifiuti indifferenziati da avviare allo smaltimento. E’ necessario quindi prevedere opportuni sistemi di separazione e trattamento di questa componente organica non differenziata al fine di ridurre il carico inquinante dei rifiuti da smaltire. Questo documento si concentra ad ogni modo sulle caratteristiche tecnico-operative dei soli impianti finalizzati alla valorizzazione di biomasse selezionate da raccolta differenziata (compostaggio di qualità). Seguendo una classificazione merceologica dei rifiuti di derivazione urbana, per quanto riguarda i rifiuti organici in purezza, separati alla fonte tramite raccolta differenziata, si individuano le seguenti categorie (si faccia riferimento all’art. 16 del D.M. 5 Febbraio 1998) di materiali che possono essere sottoposti a trattamenti biologici: ø rifiuti di provenienza alimentare collettiva, domestica e mercatale (da raccolte "secco-umido" in ambito urbano); ø rifiuti vegetali provenienti da attività di manutenzione del verde pubblico e privato e scarti lignocellulosici naturali (trucioli e segature non contaminati, cassette e bancali non trattati); ø materiale cartaceo. A queste possono poi essere assimilate per omogeneità dei flussi e costanza delle caratteristiche chimiche e merceologiche, anche le seguenti categorie di rifiuti agricoli e speciali: ø fanghi di depurazione civile; ø altre biomasse agricole ed agroindustriali (paglie, lolla, graspi e vinacce, fanghi agroindustriali, ecc.). Si riportano di seguito alcuni specifici approfondimenti sulle condizioni di trattamento relative alle principali frazioni elencate in precedenza. 1.1.1 Rifiuti organici di provenienza alimentare Spesso definiti anche come Frazione Organica dei Rifiuti Urbani (FORSU) ottenuta da raccolta differenziata “secco-umido”. Si tratta di una frazione omogenea costituita dagli scarti organici derivanti dalla preparazione dei cibi e dai resti dei pasti, sia domestici che da utenze collettive (ristorazione o mense). A queste si aggiungono gli eventuali scarti mercatali raccolti sia nei mercati generali che in quelli locali. Le esperienze pilota sviluppate in ambito nazionale hanno dimostrato ottimi risultati quali-quantitativi, sia per la capacità di intercettazione che per il grado di purezza merceologica (tabella 1). Sistema Intercettazione complessiva di scarto di cucina (min-max) Purezza merceologica (tipico) Domiciliarizzato classico 170-350 g ab-1giorno-1 96-98% Doppio contenitore stradale 50-150 g ab-1giorno-1 90-97% Tabella 1: prestazioni tipiche dei sistemi di raccolta secco-umido Dal punto di vista tecnico-gestionale questa frazione organica presenta una elevata fermentescibilità unita ad una ridotta capacità strutturante, caratteristiche che ne richiedono un veloce avvio a trattamento per evitare problemi riconducibili alle emissioni odorigene causati dall’innescarsi di fenomeni putrefattivi. Anche per quanto detto il suo stoccaggio temporaneo, il pre-trattamento e le prime fasi di trasformazione devono essere preferibilmente collocate in un luogo chiuso e dotato di opportuni presidi ambientali, a meno di localizzazioni particolarmente favorevoli (distanze dagli insediamenti prossimi dell’ordine dei chilometri) e di dimensioni operative particolarmente contenute (es. sotto le 1000ton/anno). 1.1.2 Scarti "verdi" ed altri materiali legnosi Si tratta dei materiali di risulta delle attività di manutenzione e cura del verde pubblico e privato, raccolti in purezza e separati dagli altri flussi di rifiuti alla fonte. In questa tipologia di scarti organici ricadono poi, per coerenza compositiva, anche le biomasse di risulta di attività agricole e boschive, i resti legnosi dalle attività industriali e artigianali che impiegano legno o fibre vegetali non trattate. I materiali compresi in questa frazione si distinguono per avere una più ridotta reattività biochimica e per essere dotati di una elevata capacità strutturante, risultando quindi complementari rispetto alla frazione precedente. Gli scarti di manutenzione del verde costituiscono un flusso di materiali compostabili che incide in percentuale variabile - a seconda dei contesti urbanistici - sul totale dei RSU ma tende comunque (e con particolare evidenza nelle situazioni con elevata incidenza di abitazioni monoutenza con giardino) a manifestarsi con marcati incrementi della produzione mensile di RSU nei periodi primaverili ed estivi, laddove non vengono predisposti circuiti dedicati alla sua intercettazione. In condizioni colturali mediamente intensive, quali quelle adottate per la cura e la manutenzione dei giardini privati parchi pubblici, si registra una produzione annua di alcuni chilogrammi (3-5) di sfalcio erboso; tali quantitativi sono all’incirca raddoppiati da potature e fogliame. Risulta insomma il notevole contributo di questa frazione alla produzione complessiva di RSU domestici già in abitazioni con piccoli giardini. A consuntivo di una serie storica di dati di raccolta nelle situazioni in cui i circuiti si stanno consolidando (Regioni in cui la raccolta differenziata dello scarto verde è stata resa obbligatoria, come Lombardia, Piemonte, Veneto), si può notare che l’intercettazione unitaria si colloca generalmente tra i 20-30 ed i 70-90 kg ab-1anno-1, con una ovvia influenza, tra l’altro, della situazione urbanistica. In alcuni Comuni in realtà, soprattutto laddove i circuiti non sono ancora consolidati, le rese di raccolta registrate risultano inferiori (15/20 kg ab-1anno-1); va infatti considerato che le rese vengono influenzate: · in senso positivo, dalla graduale introduzione e sviluppo del compostaggio familiare, che tende ad intercettare soprattutto gli scarti delle utenze con giardino; · in senso negativo, da bruciatura o da altre attività improprie di smaltimento, gestite spesso - e soprattutto per i residui di potatura - direttamente dalle utenze professionali (giardinieri): abbandono ai margini di campi e boschi, bruciatura. In altri casi, invece, la adozione di modelli intensivi di raccolta dello scarto verde (in particolare, con l’implementazione di circuiti di raccolta a domicilio a frequenza settimanale o quindicinale) ha determinato una eccessiva propensione delle famiglie al conferimento degli scarti verdi, rispetto alla adozione o mantenimento della pratica del compostaggio domestico; in tali casi, si sono frequentemente registrati dati unitari di raccolta compresi tra 100 e 200 kg ab-1anno-1, con punte superiori a 400 kg ab-1anno-1 (es. Forte dei Marmi, 1998); il che comporta ovviamente un aumento delle percentuali di raccolta differenziata, ma contestualmente (come si può intuire) un incremento sensibile della quantità complessiva di rifiuti da gestire; ciò comporta un peggioramento complessivo delle prestazioni del sistema di raccolta sia in relazione agli obiettivi strategici (che dovrebbero prevedere la priorità della prevenzione) che ai costi di gestione complessivi. Allo scopo di “governare” il sistema evitando un conferimento eccessivo di scarti di giardino al servizio di raccolta, è opportuno dunque prevedere la separazione dei circuiti di raccolta del verde (sistema a consegna generalmente centralizzata, od a raccolta domiciliare a frequenza differita) da quelli dell'"umido" (sistema “intensivo” con raccolta a domicilio ad elevata frequenza); ciò consente a sua volta: · un dimensionamento dei manufatti di raccolta dell'"umido" congruo con le necessità, in quanto viene sottratto ad essi il forte fattore di stagionalità dei flussi rappresentato dagli scarti verdi · l'individuazione di criteri specifici di raccolta per l'"umido in considerazione della elevata fermentescibilità e peso specifico (adozione di sacchetti a perdere, impiego di mezzi “leggeri”, non a compattazione) · l'ottimizzazione dei costi di gestione dei due flussi, mediante l'individuazione delle economie specifiche relative allo scarto "verde" (semplificazione dei sistemi di raccolta, diminuzione delle frequenze nella raccolta domiciliare, impiego di mezzi a compattazione, minori tariffe praticate dagli impianti di compostaggio per il conferimento di tale flusso) · l'incentivazione, se sostenuta da un programma di promozione, del compostaggio domestico nelle abitazioni con giardino, mentre la raccolta domiciliare costituisce, intuitivamente, un fattore di "eccessiva" comodità per la consegna dello scarto verde all'Amministrazione Pubblica. Ulteriori indicazioni, con la specificazione dei dettagli operativi, possono essere desunte dalla lettura dei documenti di indirizzo relativi ai sistemi di raccolta differenziata. 1.1.3 Fanghi civili ed agro-industriali I fanghi derivanti da impianti di depurazione delle acque reflue civili e dagli impianti agro-industriali presentano un elevato contenuto di sostanza organica che li rende idonei a subire trattamenti biologici. Generalmente presentano delle caratteristiche compositive e quantitative costanti nel tempo. Occorre però monitorarne il contenuto in elementi di disturbo (microinquinanti organici ed inorganici, quali i metalli pesanti) al fine di valutarne l’ipotesi di una loro efficace valorizzazione agronomica. I ristretti limiti di qualità introdotti da Decreto MiPAF 27/3/98 (“Modificazione all’allegato 1C della L. 19 ottobre 1984 n. 748 recante nuove norme per la disciplina dei fertilizzanti”) che definisce quali compost vanno intesi come prodotti fertilizzanti liberamente ammissibili alla vendita, risultano difficilmente rispettabili da molti fanghi civili, in quanto i relativi distretti di depurazione ricevono, oltre alle acque da caditoie stradali, anche molti flussi di reflui industriali. Il controllo analitico è dunque sempre opportuno. 1.1.4 Carta e cartone Da un punto di vista processistico ed agronomico, il materiale cartaceo, in relazione alle sue caratteristiche chimico-fisiche, è un ottimo costituente delle miscele di materiale organico inviate al compostaggio. La valorizzazione agronomica mediante compostaggio è: ø senz'altro possibile per la carta bianca e da cucina; ø ormai assodata per la carta di giornale, grazie a nuove tecniche di stampa che permettono di contenere gli apporti in elementi di disturbo; ø generalmente ritenuta possibile anche per la carta patinata (riviste/periodici) generalmente commercializzata in Europa; ø va ovviamente esclusa per i poliaccoppiati parzialmente cartacei, a meno di sistemi di pre-trattamento che consentano la separazione delle diverse componenti. Le analisi disponibili attestano, nel complesso del materiale cartaceo da raccolte differenziate, livelli di contaminazione molto bassi per quanto concerne i parametri di valutazione relativi agli elementi potenzialmente inquinanti (con particolare riferimento ai metalli pesanti). Va evidenziato che in fondo questi materiali, per i quali localmente possono crearsi condizioni economiche sfavorevoli al recapito ai sistemi industriali di recupero della carta, costituiscono un ottimo supporto cellulosico alternativo, in grado di condizionare positivamente umidità e C/N delle miscele da compostare (scenari locali con deficit di biomasse lignocellulosiche); inoltre, se raccolti congiuntamente all'"umido" domestico (es. utilizzo di carta di giornale per il primo contenimento dello scarto di cucina) consentono una gestione più ordinata dei manufatti per il primo contenimento (bidoni, secchi) assorbendo l'umidità in eccesso e contenendo fortemente gli odori. Queste indicazioni operative e comportamentali sono da tempo in adozione in diversi comprensori esteri.