Sant'Andrea di Conza 12 Gennaio 2026.
Dietro Cairano invisibile ai forestieri, nelle terre di Calitri sorge Santa Maria in Elce, suggestiva abbazia benedettina probabilmente fondata nell’VIII secolo (prime testimonianze dal X secolo).
Immersa nella campagna irpina, con mura in pietra locale, resti fortificati e ambienti voltati parzialmente interrati, evoca un medioevo mistico e rurale. Un tempo era un vero borgo autonomo (Universitas), con centinaia di famiglie, poderi e notevole prosperità. La leggenda narra l’apparizione della Madonna tra i rami di un elce e il ritrovamento di un’immagine sacra.
Ma il destino dell’abbazia è segnato da un episodio leggendario che ancora oggi infiamma le storie locali: fu conquistata e distrutta da Prospero dell’Aquila, figura potente e controversa legata a Sant’Andrea di Conza. Secondo la tradizione popolare, Prospero – forse un signore feudale o un condottiero ambizioso – attaccò il complesso per impossessarsene o per punirne l’indipendenza. Le mura caddero sotto il suo assalto, il borgo fu saccheggiato e i monaci, i coloni e le famiglie fuggirono in massa, portando con sé reliquie, memorie e semi di futuro. Molti di loro si rifugiarono proprio nel territorio dell’attuale nostro paesello, contribuendo alla crescita e intrecciando per sempre le sorti di questi luoghi.

Storicamente, il declino è attribuito all’arrivo dei Gesualdo come feudatari di Calitri: mal tollerando l’indipendenza e la ricchezza del sito, ne ottennero la commenda e imposero condizioni dure, fino all’abbandono forzato di monaci e coloni (intorno al 1597) con un bando che ne ordinava la partenza. Da allora il complesso fu lasciato al degrado e alla vegetazione. Oggi i ruderi – chiesa abbaziale, cinta muraria, ambienti sommersi – restano un gioiello nascosto dell’Alta Irpinia: un luogo silenzioso che intreccia storia, leggenda e spiritualità, meritando di essere valorizzato ma sopratutto visitato!
   
 
     
  NDR  
     
     
     
     
     

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